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Home » Nella Sanità il 70% sono donne, molte nei reparti ma ancora troppo poche ai vertici
Salute

Nella Sanità il 70% sono donne, molte nei reparti ma ancora troppo poche ai vertici

Sala StampaDi Sala StampaMarzo 6, 20264 min di lettura
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Nella Sanità il 70% sono donne, molte nei reparti ma ancora troppo poche ai vertici

Il settore sanitario è caratterizzato da elevata complessità organizzativa e dalla necessità di operare con risorse limitate. In questo contesto, l’equità di genere della leadership rappresenta un fattore chiave per migliorare la qualità e la sostenibilità del sistema sanitario. Le evidenze della letteratura dimostrano come una leadership eterogenea favorisca l’integrazione di punti di vista e competenze diverse, stimolando la capacità delle organizzazioni di affrontare le sfide del settore e sviluppare soluzioni innovative, anche grazie ad una particolare attenzione alla dimensione relazionale e una visione inclusiva che favorisce il lavoro di squadra.

Ad oggi, l’equità di genere della leadership nel settore sanitario è ancora ben lontana dall’essere raggiunta. Come possiamo orientare il cambiamento nella giusta direzione? Determinante è partire da un’analisi della situazione attuale attraverso l’utilizzo di dati e dall’identificazione di buone pratiche adottate dalle istituzioni pubbliche e private. Queste informazioni consentono di alimentare un dibattito per l’individuazione di soluzioni che favoriscano pari opportunità di carriera, attraverso la definizione sia di politiche pubbliche che di strategie all’interno delle singole organizzazioni.

L’Osservatorio sull’Equità di Genere nella Leadership in Sanità

In questo scenario, fin dal 2021 l’Osservatorio sull’Equità di Genere nella Leadership in Sanità costituito da LEADS ha l’obiettivo di promuovere una nuova narrazione sul tema dell’equità di genere, identificando la parità nella rappresentatività di genere della leadership come elemento fondante di equità e sviluppo sostenibile. L’Osservatorio, mettendo a disposizione dati quantitativi e qualitativi, rappresenta un luogo di incontro, analisi, approfondimento e confronto in grado di alimentare il dibattito tra tutti gli stakeholder del settore sanitario al fine di individuare percorsi di cambiamento agibili nei diversi contesti. Dalle analisi del Rapporto del 2025, realizzate in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, emerge che il Servizio sanitario nazionale -i cui dati sono disponibili open source sul sito del ministero dell’Economia e della Finanza- è il settore con le criticità più marcate. Le donne rappresentano il 70% degli occupati, ma la loro presenza ai vertici resta bassa e disomogenea.

I numeri: ai vertici ancora poche donne

In particolare, alla direzione generale delle aziende sanitarie la quota femminile si attesta al 23,6%, mentre negli altri ruoli di direzione strategica si attesta intorno al 40% (direzione amministrativa 44,7%, Direzione Sanitaria 40% e Direzione Socio-Sanitaria 48,2%). Nella direzione delle strutture complesse (i primariati) le donne sono solo al 23%., con grandi differenze tra le discipline. Spiccano per presenza maschile chirurgia e ortopedia, dove su 100 primari rispettivamente solo 6 e 4 sono donne. Le discipline che mostrano una situazione di prevalenza femminile sono neuropsichiatria infantile e psicologia riflettendo una maggiore apertura alla leadership femminile in aree tradizionalmente considerate a maggiore componente relazionale e psicosociale (che contano comunque un numero complessivo di primariati significativamente inferiore rispetto alle specialità a prevalenza maschile). Nella dirigenza delle professioni sanitarie le donne rappresentano il 56,8%, un dato incoraggiante seppur ancora migliorabile considerato che le donne sono il 75,7% della forza lavoro in questa categoria. Stessa situazione nell’area delle funzioni amministrative dove le donne occupano il 45,6% delle posizioni apicali, a fronte però del 60,7% della forza lavoro. L’unica categoria professionale del SSN in cui si registra una situazione di quasi equa-rappresentanza è quella dei farmacisti.

Il comparto farmaceutico il più virtuoso

Dai dati del MIUR emerge che anche nel mondo accademico emerge un quadro di sotto-rappresentanza delle donne. Nonostante tra i ricercatori dell’area delle scienze mediche le donne siano cresciute negli anni fino ad essere ormai più numerose degli uomini, solo il 22% dei professori ordinari sono donne. Dall’analisi del settore privato, condotta con la collaborazione delle rispettive associazioni di categoria, emerge un quadro lievemente differente. Il comparto farmaceutico rappresenta l’ambito più virtuoso, con una sostanziale equità di genere nei ruoli di leadership. Diversa la situazione nel settore dei dispositivi medici, dove solo un leader su quattro è donna. Le stime dell’Osservatorio indicano che ceteris paribus in media il gap nel Ssn potrebbe chiudersi in circa 30 anni, che diventano 180 se ci limitiamo ai primariati. I dati evidenziano quindi la necessità di sviluppo e adozione di politiche e strategie strutturate, al fine di individuare soluzioni concrete per accelerare il cambiamento culturale e garantire una effettiva equità nelle posizioni apicali del nostro settore sanitario.

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