I portoghesi Porto e Madeira, lo spagnolo Sherry e il nostro Marsala (a quale abbiamo già reso il dovuto omaggio) rappresentano una piccola aristocrazia del vino: quella dei fortificati. Bottiglie spesso guardate con sospetto da chi le considera reliquie da credenza della nonna, mentre in realtà custodiscono una modernità sorprendente. E guai a rubargli la vecchiaia.
Prima di salpare verso l’Atlantico, una precisazione necessaria: fortificare significa aggiungere alcol al vino o al mosto durante la fermentazione. È una scelta tecnica che interrompe — oppure orienta — il lavoro dei lieviti; conserva quindi parte degli zuccheri naturali e apre scenari aromatici a dir poco irripetibili. È così che nascono vini di carattere, spesso capaci di invecchiare con una disinvoltura che molti rossi blasonati possono solo invidiare.
Partiamo dal mio amato Porto, che nasce nel nord del Portogallo, nella valle del Douro, dove i vigneti si arrampicano su terrazze vertiginose. La sua fortuna si deve anche agli inglesi, grandi estimatori che nei secoli ne fecero il compagno ideale di club, biblioteche e dopocena. Ecco perché tante etichette parlano ancora con accento britannico: Graham’s, Taylor’s, Warre’s, Cockburn’s, tanto per fare qualche esempio.
Il Porto possiede il raro dono della versatilità. Il Ruby è giovane, succoso, immediato. Sta molto bene con il cioccolato fondente, ma provatelo con un hamburger ben fatto, di carni di qualità e guarnito con cipolle caramellate: vi farà impazzire. Il Tawny, affinato in botte, profuma di noci, fichi secchi, datteri e caramello. Lo trovo perfetto con un Parmigiano Reggiano di stagionatura medio-lunga, ma anche con una tarte tatin servita tiepida. E poi c’è il Vintage, il fuoriclasse che esce solo nelle grandi annate: un vino da aspettare con pazienza monastica. Se andate di fretta, lasciatelo stare.
Il Madeira meriterebbe un romanzo d’avventura. Nasce sull’omonima isola portoghese, nel mezzo dell’oceano, dove per secoli transitavano le rotte tra Europa e Americhe. Si racconta che alcune botti, dimenticate nelle stive durante lunghi viaggi tropicali, rientrassero migliorate dal caldo e dall’ossidazione. E nel vino le leggende, non di rado, hanno il buon gusto di essere vere. Da lì nacque lo stile Madeira, ancora oggi modellato dal calore.


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