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Home » Cataratta, siamo pronti a operare gli occhi insieme? l’intervento che dimezza le attese e divide i medici
Salute

Cataratta, siamo pronti a operare gli occhi insieme? l’intervento che dimezza le attese e divide i medici

Sala StampaDi Sala StampaMarzo 25, 20264 min di lettura
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Cataratta, siamo pronti a operare gli occhi insieme? l’intervento che dimezza le attese e divide i medici

Immaginate di entrare in sala operatoria con una vista annebbiata e uscirne, dopo qualche ora, con entrambi gli occhi pronti a riscoprire i colori e i dettagli del mondo. Senza dover tornare una seconda volta, senza raddoppiare lo stress dell’attesa, i viaggi in ospedale e i tempi di recupero. La chirurgia della cataratta bilaterale simultanea (SBCS – Simultaneous Bilateral Cataract Surgery) non è più un’idea futuristica, ma una realtà consolidata in molti paesi europei e nordamericani. In Italia, però, il tema accende ancora un dibattito serrato tra chi vede in questa pratica la soluzione al collasso delle liste d’attesa e chi, guidato da una storica prudenza, teme il rischio – seppur infinitesimale – di complicanze infettive e il labirinto delle responsabilità legali.

Liste d’attesa e sostenibilità

L’intenso confronto tra specialisti è andato in scesa a Roma qualche giorno fa durante l’evento “Oftalmologia Pratica” ospitato da Clio Oculistica. Il primo grande argomento a favore del “doppio intervento” è di natura organizzativa. Con oltre 650mila interventi l’anno, la cataratta è l’operazione più eseguita in Italia. E la curva demografica fa prevedere entro il 2030 la necessità di arrivare alla cifra di un milione di operazioni l’anno. Questo ha, e avrà, un impatto notevole sulle liste d’attesa che, già oggi, in alcune Regioni, possono superare i due anni e spingono molti pazienti a rivolgersi al privato.

Operare entrambi gli occhi nella stessa seduta significherebbe, di fatto, dimezzare gli accessi in sala operatoria per questa patologia. Come sottolinea Augusto Pocobelli, Direttore del Dipartimento Neuroscienze e della UOC Oculistica dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma: «L’oculistica è cambiata radicalmente grazie alla tecnologia, ma la routine è la nemica della qualità. Dobbiamo investire in ciò che ancora non vediamo attuato, gestendo le risorse con una visione che privilegi l’efficienza del percorso pubblico e l’abbattimento dei tempi morti». Ridurre la pressione sulle strutture ospedaliere non è solo un vantaggio economico, ma un atto di civiltà verso una popolazione sempre più anziana che necessita di risposte rapide.

Il comfort del paziente

Oltre ai numeri, c’è la vita delle persone. Sottoporsi a due interventi separati significa raddoppiare lo stress psicofisico, i cicli di colliri antibiotici e la dipendenza dai familiari per l’accompagnamento. La chirurgia bilaterale restituisce un’autonomia visiva bilanciata già dopo 24 ore, evitando quel fastidioso squilibrio (anisometropia) che si avverte quando un occhio vede bene e l’altro è ancora opaco. Il professor Leopoldo Spadea, Direttore della UOC di Oftalmologia del Policlinico Umberto I di Roma (Università La Sapienza), pone l’accento proprio sulla centralità del paziente: «Restituire una visione binoculare completa in un unico atto significa ridare autonomia immediata al paziente, un fattore cruciale per la qualità della vita, specialmente per chi vive solo o ha difficoltà motorie». Secondo lo specialista, però, la selezione accurata del candidato ideale resta però il pilastro fondamentale per il successo di questo approccio: «I rischi sono bassissimi, intorno a un caso ogni 4mila interventi. Ma su pazienti giovani, diciamo ancora in età lavorativa, è un rischio che io non correrei».

Sicurezza: il “fantasma” dell’infezione

La resistenza italiana nasce principalmente dal timore dell’endoftalmite, un’infezione oculare grave che, sebbene rarissima, se contratta bilateralmente, può portare alla anche alla cecità. Tuttavia, i protocolli internazionali prevedono la totale separazione degli strumenti, dei farmaci e persino dei team per i due occhi, trattandoli come due interventi chirurgici distinti eseguiti uno dopo l’altro. Guido Lesnoni, specialista in chirurgia oculare, e tra i promotori del confronto, evidenzia come la tecnologia sia un alleato sempre più solido per la sicurezza: «Oggi lavoriamo con sistemi 3D che ci permettono di operare guardando schermi panoramici ad altissima risoluzione, quasi entrando fisicamente nell’occhio. Questa precisione millimetrica, unita a protocolli di sterilizzazione rigorosi, riduce drasticamente i margini di errore e rende la chirurgia bilaterale una procedura sicura e ripetibile».

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