Dopo il focolaio a Napoli, arrivato ad oltre 70 persone ricoverate, l’epatite A è sbarcata nel Lazio. “La situazione è monitorata e i casi circoscritti” precisa la Regione che dallo scorso febbraio sta tracciando i pazienti ed ha subito avviato una serrata sorveglianza epidemiologica.
I numeri
Intanto i numeri: sono 50 i pazienti registrati nelle Asl Rm1 e Rm2, 24 a Latina (distribuiti nelle città di Aprilia, Fondi, Formia, Latina, Sabaudia, Sermoneta, Campodimele, Priverno, Lenola, e Terracina). Per un totale di 120 in tutta la regione. Secondo quanto verificato, l’infezione causata dal virus dell’epatite A (HAV) associata al consumo di frutti di mare, sarebbe arrivata lo scorso 20 febbraio con una partita di cozze contaminate dalla Campania, dove lo scorso gennaio erano stati registrati i primi casi di infezione.
Epatite A, cos’è e come si contrae (Leggi l’approfondimento su Rainews.it)
I controlli
L’allerta sanitaria per contenere eventuali focolai è massima e sono state già rafforzate le attività di controllo nell’ambito della sicurezza alimentare e di sorveglianza. Nello specifico, nel comune di Latina, dove al momento si registra il più alto numero di casi, sono stati eseguiti e pianificati rigorosi controlli in tutti i ristoranti e nei punti vendita della provincia.
È stata prontamente istituita una task force aziendale multidisciplinare, coordinata dalla Direzione Generale e composta dal Dipartimento di Prevenzione, il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica (Sisp), la Struttura di Igiene Alimenti di origine animale, nonché l’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive, in costante coordinamento con il SeReSMI (Servizio Regionale per la sorveglianza delle malattie infettive) e l’Area Promozione Salute e Prevenzione della Regione Lazio.
I sintomi
I sintomi della malattia compaiono dopo un periodo di incubazione che va dalle 2 alle 7 settimane. Ecco perché il sospetto è che in Campania, i pazienti abbiano contratto l’infezione consumando crudi tra Natale e Capodanno. L’Epatite A si manifesta come un’influenza con nausea, vomito e perdita di appetito che poi evolve in segni più specifici legati al fegato.
Nello specifico, colorazione giallastra della pelle e della sclera degli occhi, urine scure, feci chiare, dolori addominali. Nei bambini piccoli invece, l’infezione è spesso asintomatica.











